I primi dieci giorni successivi alle storiche elezioni politiche in Serbia del 25 ottobre sono stati caratterizzati dal crollo di Alta Bank, da accuse relative a trasferimenti di denaro all’estero, arresti, dimissioni, cambiamenti nel panorama mediatico, richieste del movimento studentesco alle istituzioni statali e accuse secondo cui starebbero venendo distrutte prove di attività illegali.

Mentre il movimento studentesco sta compiendo alcune mosse nel tentativo di non perdere consensi già durante la fase di transizione, il leader uscente, Aleksandar Vučić, sta cercando di rendere quanto più difficile possibile la posizione delle nuove autorità.

Risultati elettorali definitivi

Dopo la ripetizione del voto in 53 dei complessivi 8.392 seggi, distribuiti in 24 località, il 1° novembre la Commissione elettorale della Repubblica ha pubblicato i risultati definitivi delle elezioni politiche anticipate in Serbia. Una sola la sorpresa: il Partito della Giustizia e della Riconciliazione dei Bosgnacchi, guidato da Usame Zukorlić, è riuscito a entrare in Parlamento, “strappando” un seggio alla Lista degli Studenti.

Secondo i risultati definitivi, la Lista degli Studenti ha ottenuto 2.354.417 voti (53,01%), mentre la lista guidata da Vučić ha ottenuto 1.731.323 voti (38,98%). Si tratta di una vittoria molto netta, con una differenza di oltre 623.000 voti. La Lista degli Studenti avrà 140 seggi, mentre la lista guidata da Vučić ne avrà 103. I restanti sette seggi sono andati ai partiti che rappresentano le minoranze nazionali. L’Alleanza degli Ungheresi di Vojvodina di Bálint Pásztor e la coalizione albanese guidata da Šaip Kamberi avranno due seggi ciascuna, mentre i tre partiti bosgnacchi guidati rispettivamente da Zukorlić, Rasim Ljajić e Sulejman Ugljanin avranno un seggio ciascuno.

L’affluenza alle elezioni ripetute è stata considerevolmente più bassa rispetto al 25 ottobre, fermandosi al 44,9%. Non è una sorpresa: la motivazione degli elettori è diminuita perché la ripetizione del voto non avrebbe potuto modificare gli equilibri di potere nel futuro Parlamento.

Anche la variazione di un solo seggio non si sarebbe verificata se non fosse stato per evidenti fenomeni di compravendita dei voti. Secondo la ONG Center for Research, Transparency and Accountability (CRTA), la lista di Zukorlić ha ottenuto 53 voti in un seggio di Aleksinac, dove non vive alcun bosgnacco, mentre non aveva ottenuto nemmeno un voto in quel seggio nelle elezioni del 25 ottobre. La circostanza è particolarmente problematica perché il partito di Zukorlić ha ottenuto lo status parlamentare superando la cosiddetta “soglia naturale” di appena 12 voti.

La Commissione elettorale della Repubblica dovrebbe pubblicare a breve il rapporto complessivo sui risultati elettorali, per il quale dispone di 96 ore a partire dalla ricezione di tutti i verbali riepilogativi dei risultati dei seggi. Una volta pubblicato il rapporto, inizierà un periodo di 30 giorni entro il quale dovrà essere convocata la seduta costitutiva del nuovo Parlamento. Dopo l’insediamento del Parlamento, ci saranno 90 giorni per formare un nuovo governo.

Il sistema di Vučić sta crollando

Sebbene i rappresentanti della Lista degli Studenti non abbiano ancora formalmente assunto il controllo della pubblica amministrazione, dei servizi di sicurezza e delle altre istituzioni, la vittoria elettorale della Lista ha già prodotto cambiamenti nella vita politica e sociale della Serbia. Nel sistema che il Partito Progressista Serbo (SNS | PPE) ha costruito nell’arco di 14 anni hanno iniziato ad apparire crepe significative, e rimane da capire se si tratti dell’inizio di una reale liberazione istituzionale oppure dei tentativi di alcuni attori di riposizionarsi nel nuovo scenario.

Uno degli eventi più importanti è stata la revoca della licenza di Alta Bank, istituto strettamente legato ai Progressisti, e l’arresto del suo proprietario Davor Macura. Negli ultimi dieci giorni sono stati arrestati anche diversi funzionari di polizia, tra cui il capo del Dipartimento di Polizia Criminale, Marko Kričak, e il comandante dell’Unità Speciale Antiterrorismo, Igor Žmirić.

Kričak non è stato arrestato per le violenze contro i manifestanti, di cui i cittadini lo accusavano, ma con l’accusa di abuso d’ufficio nell’ambito del caso dell’omicidio avvenuto in un ristorante dell’esclusivo quartiere di Senjak, a Belgrado, sulla base di una denuncia presentata dal vicedirettore della polizia Veselin Milić. In questo caso si tratta di uno scontro tra i vertici della polizia. Žmirić, invece, è stato arrestato insieme ad altri otto agenti di polizia con l’accusa di aver maltrattato la studentessa universitaria Nikolina Sinđelić e altri manifestanti nell’estate del 2025.

Particolarmente preoccupanti sono le accuse secondo cui l’Agenzia per la sicurezza e l’informazione avrebbe intercettato illegalmente i procuratori della Procura per la criminalità organizzata, peraltro nell’ambito del caso Canopy. Il caso riguarda l’indagine sulla corruzione nel progetto di ricostruzione della ferrovia Belgrado-Budapest e nella ricostruzione della stazione ferroviaria di Novi Sad, dove il crollo della pensilina ha provocato la morte di 16 persone. Nel frattempo, la Procura Suprema ha avviato un controllo sull’operato della procura di Belgrado e ha disposto misure urgenti volte a impedire la possibile distruzione di documenti ufficiali presso le istituzioni statali.

In un numero crescente di istituzioni stanno emergendo denunce, indagini e richieste di licenziamento, mentre i dipendenti dei settori della cultura, dell’istruzione e della sanità chiedono la rimozione dei dirigenti nominati sulla base dell’appartenenza politica. I cambiamenti sono particolarmente evidenti nel panorama mediatico.

Le emittenti del servizio pubblico RTS e RTV si sono scusate con i cittadini per la loro precedente informazione unilaterale, mentre i loro vertici e direttori editoriali si sono dimessi o sono stati rimossi. Resta tuttavia da vedere se ciò rappresenti un cambiamento sostanziale della linea editoriale oppure un tentativo da parte del personale delle due televisioni di adattarsi alla nuova realtà politica.

Un cambiamento analogo si può osservare nei media legati all’operatore statale Telekom Srbija. Mentre le emittenti Informer e Pink TV rimangono saldamente schierate dalla parte di Vučić, numerosi organi di informazione hanno già cambiato posizione. Ciò dimostra che lo spostamento degli equilibri di potere non avviene soltanto nelle istituzioni, ma anche tra coloro che per anni hanno rappresentato un importante pilastro del sostegno alle autorità.

Le prime mosse della Lista degli Studenti

Sebbene un nuovo governo debba ancora essere formato, i rappresentanti della Lista degli Studenti hanno già annunciato le priorità e le prime iniziative attraverso le quali intendono modificare il funzionamento dello Stato. La loro prima conferenza stampa, tenutasi nel luogo fino a poco tempo fa occupato dal presidio filo-governativo Ćacilend, ha trasmesso il messaggio che il cambiamento politico comporterà una revisione dell’operato delle istituzioni che per anni sono state sotto il controllo dei Progressisti.

L’attenzione è concentrata sulla polizia, sui servizi di sicurezza e sulla magistratura. La Lista degli Studenti chiede le dimissioni e la rimozione dei capi della polizia che, secondo la Lista, hanno violato la legge, così come del direttore dell’Agenzia per la sicurezza e l’informazione e di altri responsabili delle strutture di sicurezza. È stato chiesto alle procure e ai tribunali di iniziare a svolgere il proprio lavoro in maniera imparziale, con particolare insistenza sulla necessità di agire rapidamente nei casi che da anni gravano sull’opinione pubblica.

La preoccupazione per la possibile distruzione della documentazione prima della formazione del nuovo governo ha inoltre rafforzato la richiesta affinché i dipendenti delle istituzioni segnalino qualsiasi rimozione di documenti ufficiali e prove.

Cosa aspettarsi dal governo degli studenti in Serbia

Sono state annunciate anche priorità concrete in materia economica e di politica estera. L’accademico Radomir Saičić, che dovrebbe essere il candidato della Lista degli Studenti alla presidenza, ha promesso stabilità del dinaro, regolarità nel pagamento di stipendi e pensioni e sicurezza nell’approvvigionamento di carburante.

La Lista degli Studenti ha annunciato che proprie delegazioni si recheranno a Washington e Mosca per affrontare la questione delle sanzioni statunitensi contro la compagnia petrolifera Naftna Industrija Srbije e quella dell’accordo di lungo periodo sul gas con la Russia. Secondo Ilija Srđanović, capolista della Lista degli Studenti, un’eventuale decisione sulle sanzioni contro la Russia spetterebbe ai cittadini attraverso un referendum. La Lista degli Studenti cerca quindi contemporaneamente di rispondere alle aspettative dei cittadini in materia di accertamento delle responsabilità e di dimostrare di avere un piano per la gestione quotidiana dello Stato.

Questa settimana l’opinione pubblica ha appreso che tutti i candidati della Lista degli Studenti si erano precedentemente impegnati a rimanere nell’organizzazione politica che li aveva candidati fino alla fine del loro mandato, ossia a non cambiare gruppo parlamentare, e a sostenere per tutta la durata del mandato le richieste degli studenti universitari. Hanno inoltre dichiarato che, qualora violassero una qualsiasi delle garanzie previste, si considererebbe che abbiano rassegnato le dimissioni.

Resta tuttavia da capire come verrà strutturato il rapporto tra il movimento studentesco e i parlamentari eletti. Alcuni rappresentanti della Lista degli Studenti sostengono che saranno i parlamentari a prendere le decisioni finali e ad assumersene la responsabilità politica, mentre le assemblee plenarie degli studenti manterranno un ruolo di controllo e di consulenza.

La controffensiva di Vučić

Nonostante la netta sconfitta subita, Vučić non ha mostrato alcuna intenzione di ritirarsi dalla vita politica. Al contrario, la sua strategia post-elettorale si basa su una presenza quotidiana sui media, su accuse prive di fondamento secondo cui i vincitori delle elezioni starebbero attuando un “terrore rivoluzionario” e su messaggi secondo i quali gli equilibri di potere inizieranno a cambiare entro un anno al massimo e l’SNS tornerà presto al potere.

Si tratta di una strategia logica per chi, nonostante la sconfitta elettorale, è riuscito a conservare una parte significativa dell’elettorato. Con questi messaggi, Vučić cerca di motivare i Progressisti e impedire la dispersione e la demoralizzazione dei membri del partito, ma anche di rimanere presente nello spazio pubblico nel caso in cui vengano avviati procedimenti penali nei suoi confronti. L’SNS ha convocato un congresso straordinario per il 13 dicembre, nel corso del quale Vučić tornerà formalmente alla guida del partito.

Nei suoi frequenti post su Instagram, Vučić lancia accuse non corroborate secondo cui, negli ultimi giorni, criminali starebbero sottoponendo sistematicamente le imprese a estorsioni e sostiene che la Serbia sarebbe minacciata da un collasso economico a causa del cambio di governo. Annuncia la partenza degli investitori stranieri, problemi nei pagamenti dei fondi pubblici e il rallentamento dei grandi progetti. Il suo obiettivo, a quanto pare, è creare un’atmosfera di caos e incertezza, affinché una parte degli elettori della Lista degli Studenti accetti il più rapidamente possibile la narrativa secondo cui viveva meglio quando lui era al potere.

Vučić si comporta come se la Lista degli Studenti avesse già assunto il controllo dello Stato, nonostante l’effettivo cambio di governo non sia ancora avvenuto. Sta certamente cercando di rafforzare il morale dei propri sostenitori, intimidire gli avversari e convincere alcuni elettori a cambiare idea, ma vi sono indicazioni secondo cui starebbe anche cercando di provocare problemi nel Paese per ostacolare il nuovo governo.

La società elettrica statale Elektroprivreda Srbije, che è ancora sotto il controllo di Vučić, ha iniziato a interrompere la fornitura di elettricità alle fabbriche dell’industria militare i cui mancati pagamenti delle bollette erano stati tollerati dalle autorità per anni. Il rischio concreto è che migliaia di lavoratori vengano messi in cassa integrazione o sospesi dal lavoro, mentre un ulteriore problema è rappresentato dal fatto che quelle fabbriche non saranno in grado di saldare i propri debiti se non sono operative.

Vučić diffonde soprattutto attraverso Informer TV – che continua a operare come organo mediatico del suo partito – accuse secondo cui le nuove autorità starebbero instaurando un regime di terrore e contribuendo al caos e all’instabilità. Per questo è importante per Vučić difendere quella televisione, la cui chiusura è auspicata da molti sostenitori della Lista degli Studenti.

Ieri (4 novembre), il Consiglio dell’Autorità di regolamentazione dei media elettronici ha imposto all’unanimità a Informer TV un divieto di trasmettere per una settimana i programmi nei quali erano state commesse violazioni particolarmente gravi della legge. Una manifestazione di sostegno a Informer TV davanti alla sede dell’Autorità di regolamentazione, alla quale hanno partecipato esponenti di vertice dell’SNS e il figlio di Vučić, Danilo, ha mostrato quanto sia importante per il partito preservare la propria precedente infrastruttura mediatica.

Se Informer dovesse perdere la licenza di trasmissione nell’ambito dei procedimenti che si apriranno, Vučić sarebbe probabilmente disposto ad adottare iniziative ancora più radicali.

Foto di: Proteste in Serbia [Mašina, Share Alike, via Wikimedia Commons]

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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